L’uomo di Elcito di Maximiliano Cimatti

Sabato 28 Aprile, ore 18,00 Massimiliano Cimatti presenta “L’uomo di Elcito” Meridiano Zero.

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Dietro ogni buon libro vi è sempre una solida premessa narrativa. La premessa narrativa de L’uomo di Elcito  è presto detta: creare un’epica italiana. La questione può sembrare prettamente letteraria, ma non lo è.

È scomodo ammetterlo, ma siamo cresciuti modellando i nostri sogni e i nostri valori sulla base dei sogni e dei valori di un altro Paese, gli Stati Uniti. La colonizzazione è avvenuta proprio attraverso la televisione, il cinema, la letteratura. E così, molti di noi sono oggi in grado di ricordare i nomi e i volti di molti presidenti americani, come Washington, Jefferson, Lincoln, Roosevelt, Eisenhower, Kennedy, ma non sarebbero in grado di fare altrettanto con i Primi Ministri e i Presidenti della Repubblica Italiana.

Washington, Jefferson, Lincoln: nel nostro immaginario questi nomi sono ammantati di un’aura leggendaria; le loro figure posseggono una statura che i nostri eroi locali non sono in grado di raggiungere. Perché? La ragione è semplice: gli Americani hanno saputo costruire un’epica della loro storia. Lo hanno fatto da subito, e hanno continuato a farlo per secoli.

L’uomo di Elicto è il felice esito di un esperimento letterario piuttosto ardito: raccontare un momento della nostra storia nazionale, e precisamente gli anni dell’unificazione del Paese, utilizzando le forme dell’epica americana.

Nelle Marche raccontate da Cimatti troviamo ferrovie in costruzione, epidemie, soldati, banditi, amori consumati tra rappresentanti di mondi diversi e opposti, e spesso la potenza evocativa delle immagini non ha nulla da invidiare a quella di uno degli autori preferiti da Cimatti, Comac McCarthy (memorabile, ad esempio, la descrizione dell’apertura di un valico mediante la dinamite nei pressi di Sassoferrato, coi soldati che sorvegliano le attività per evitare l’intervento dei briganti).

Il rischio di un tentativo del genere è palese: generare incredulità nel lettore e incorrere in una sorta di comico anticlimax. Ne L’uomo di Elcito tuttavia, tale rischio viene sapientemente evitato. Le vicende narrate risultano credibili, e tale credibilità è dovuta alla loro sostanziale verità. I fatti raccontati ne L’uomo di Elcito forse non sono accaduti, ma sarebbero potuti accadere. E il contesto storico è quello reale.

Il personaggio principale del romanzo è il soldato Anselmo Toschi, fedele al Regio Esercito, che inizialmente sarà testimone attonito di alcune vicende storiche (la costruzione della ferrovia, per l’appunto, ma anche l’epidemia di colera che colpì Ancona dal 1865 al 1867). In seguito, Anselmo ingaggerà una lotta sempre più personale e sempre più spietata coi briganti nascosti tra i monti dell’entroterra. A capo di quei briganti vi è il leggendario Olmo Carbonari, un uomo che pare sia riuscito a creare una sorta di società paritaria, indipendente e utopica nascosta tra le montagne.

La figura di Olmo Carbonari profuma di libertà e d’anarchia, e possiede il fascino dei grandi antagonisti dei classici della letteratura. Il suo influsso non mancherà di esercitarsi sul carattere del protagonista.

L’uomo di Elicito non è un libro a senso unico: più di una volta ci troveremo a chiederci chi siano i buoni e chi siano i cattivi.

L’epica di Cimatti, insomma, è matura e riflessiva. È un’epica adatta al nostro Paese, ancora così così diviso e incerto sul proprio destino, ma allo stesso tempo ancora recuperabile, ancora capace di riconoscersi in un passato comune.

Diego Gnesi Bartolani

Libreria Il mercante di storie, via San Francesco, 36| Corso Mazzini, 29 Osimo.

Info: 0717232065

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