“Non oso dire la gioia” Laura Imai Messina

il

Secondo romanzo della romana (ma mi verrebbe da dire giapponese) Laura Imai Messina, “Non oso dire la gioia” potrebbe sembrare un libro che parla di felicità, di gioia appunto. Ma non è così. Nonostante questa parola appaia almeno una volta in ogni capitolo, il sentimento che esprime non è mai puro. Ci ritroviamo allora a fronteggiare una gioia ossessiva, una gioia morbosa, una gioia banale, una gioia immeritata, una gioia violenta.

La gioia, quella vera, sembra essere quasi preclusa ai protagonisti. Ma in fondo esiste davvero un sentimento così puro che discerne dal dolore, dalla sofferenza, dalla routine? Forse l’autrice cerca di dirci proprio questo.

Le vite di Clara, Marcel, Jean e Momoko sono indissolubilmente legate tra loro in un gioco di passato e presente, Oriente e Occidente, misteri e banalità.

Costante in tutto il romanzo, l’idea che il passato cambierà per sempre il nostro futuro; che il troppo o il troppo poco amore ricevuto cambi il modo di rapportarci con il nostro prossimo, seguendo a volte una strana legge del contrappasso.

Troviamo allora Clara, adagiata in un matrimonio senza amore e con un ossessivo desiderio di maternità, per poter riversare nella sua creatura quei sentimenti che le sono stati sempre rifiutati da bambina.

Marcel, figlio di una madre che si rifiuta di concedergli la conoscenza della paternità ma che resterà sempre, o quasi, fedele alla sua gentilezza e alla sua nobiltà.

Jean, che vive la sua vita nell’insicurezza e nella paura del suo vero io, cercando di essere accettato senza però combattere e lottando invece per un’amicizia morbosa che lo porterà ad un’esistenza infelice.

Momoko, che scappa da un paese che ha visto il suo dolore di madre e moglie e, nella sua fredda organizzazione, si innamorerà di nuovo e sarà pronta a cominciare una nuova vita.

“Non oso dire la gioia” è un romanzo sensibile e delicato ma estremamente crudo e reale, simbolo di vite che arrivate a toccare il fondo cercano di risalire con ogni mezzo a disposizione, sia che questo provenga dall’esterno o dal loro sé.

Così come i superstiti dell’ “Allegria” di Ungaretti, i personaggi della Messina sono naufragi sopravvissuti in qualche modo al loro passato, portandosi dietro ferite, bruciature e cicatrici che continuano a fare male ma che li spronano a migliorare sempre, così da essere diversi da quelli che gliele hanno procurate, così da non ripetere gli sbagli delle persone che li hanno trasformati così profondamente, così da non essere come quei fantasmi dai quali continuano a scappare quotidianamente.

“Non oso dire la gioia” è un romanzo di redenzione, di cambiamento e di amore.

E perché no, di pura gioia.

Guendalina Carlini

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